PosterSagoma-27a94(da repubblica.it) GENOVA - I giudici della Terza sezione della Corte d’Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado 1 per i disordini e l’irruzione alla scuola Diaz del luglio 2001 a Genova. Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27.

Il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri è stato condannato a quattro anni, l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l’ex vicedirettore dell’Ucigos Giovanni Luperi (oggi all’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l’ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l’ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Continua a leggere l’articolo »

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10 Aprile Acción de expropiación en la Casa del Libro.

[Italian version] Oggi è il terzo giorno di azioni in occasione del controvertice Bologna Burns Madrid organizzato dal Bolonia Fucking Up Group. Ce ne saranno molte altre. A mezzogiorno di Sabato 19 Aprile 2010 un gruppo di 50 attivisti è entrato in forma pacifica nella libreria “Casa del Libro” in Calle Fuencarral. Gli attivisti hanno letto un comunicato nel quale
si spiegava l’azione, si segnalavano alcune case editrici responsabili del processo di mercificazione dell’educazione e si chiamava alla manifestazione che si terrà Lunedì 12 Aprile alle 19:00 ad Atocha, al grido di  “L’educazione non pagherà l’Europa del capitale”.

Successivamente gli attivisti hanno messo in atto un’espropriazione di libri di case editrici come “Planeta” e altre che, come si segnalava in precedenza, giocano un ruolo centrale nella creazione di un sapere mercificato nella misura in cui le loro pubblicazioni hanno come unico scopo quello di ottenere profitti economici. C’è da evidenziare l’approccio violento con cui gli addetti alla sicurezza dell’edificio hanno minacciato verbalmente gli attivisti e hanno  aggredito un compagno del Centro de Medios che copriva la notiza. Gli attivisti che per tutta la durata dell’azione hanno mantenuto la propria attitudine pacifica sono usciti dall’edificio in gruppo e si sono dispersi nelle vie limitrofe.

Comunicato dell’azione: Continua a leggere l’articolo »

“I mandarini e le olive non cadono dal cielo”
In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l´Assemblea dei
lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver
rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condi zioni disumane.
Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.
Il nostro lavoro era sottopagato.
Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci
solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle
nostre tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci
pagare.
Ritornavamo con le mani vuote e il corpo pi egato dalla fatica.
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce
di tutti i generi.
Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri
sfruttatori.
Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie…prelevati, qualcuno
è sparito per sempre.
Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l´interesse di qualcuno. Abbiamo
continuato a lavorare.
Con il tempo eravamo divenuti  facili bersagli. Non ne potevamo più.
Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità
umana, nel loro orgoglio di esseri umani.
Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché
siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese.
Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra
esistenza.
La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste?
Le autorità e le forze dell´ordine sono arrivate e ci hanno deportati
dalla città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si
sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in
vere
e proprie squadre di caccia all´uomo.
Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi
ci sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati
nelle
città del Sud.
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove
dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora  non pagati nelle
mani dei nostri sfruttatori.
Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese,
le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le
olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.
Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente
perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo
venuti in Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore
serve all´Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi
molte speranze.
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le
nostre richieste:
- domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari
agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi,
vittime
dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato
senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.
Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e
ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità.
L´Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma
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Il comunicato dei lavoratori immigrati di Rosarno che si sono riuniti in assemblea il 31 gennaio.
In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l´Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.  Continua a leggere l’articolo »
dicembre 19th, 2009

Luca Tornatore libero!

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Nella notte tra il 14 e 15 dicembre, nel corso di una delle ormai putroppo note operazioni svolte dalla polizia danese di “ARRESTO PREVENTIVO” (il cui solo nome già esprime la totale sospensione dello stato di diritto) sono state poste in fermo  210 persone, all’uscita di un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt organizzato dal CJA in preparazione della giornata “Reclaim Power” del 16 dicembre.  Uno dei fermati ,il dottor Luca Tornatore,non è stato rilasciato ma rinviato a processo.                    L’accusa nei suoi confronti su cui si è basata la convalida dell’arresto è quella di “aver aggredito con lanci e bottiglie” la polizia danese nelle vicinanze di Christiania, questo sulla base del solo verbale redatto dai poliziotti che affermano di essere certi del riconoscimento,in un’udienza in cui si è seguiti da un avvocato d’Ufficio e non è possibile avvalersi di nessuna testimonianza.
La decisione di confermare l’arresto di Luca è gravissima e conferma la volontà di accanirsi su di lui per la sua aperta e conosciuta partecipazione alla costruzione della presenza a Copenhagen della delegazione italiana, alla sua partecipazione attiva ai momenti di preparazione delle giornate danesi, è colpevole di unire l’analisi e l’apporto scientifico alle lotte portate avanti in prima persona, mettendosi in gioco, intervenendo ai cortei che si sono susseguiti in questi giorni, partecipando alle assemblee del Climate Justice Action, seguendo da vicino le iniziative e le manifestazioni lanciate dalle diverse realtà internazionali presenti.
Questo ha provocato subito e ovunque una grande mobilitazione per il  suo rilascio, tra le iniziative un appello redatto a Trieste  e Venezia nei giorni scorsi, che ha  ricevuto ormai più di ottocentocinquanta adesioni, la prima di Margherita Hack, professoressa emerita di Astronomia dell’Università di Trieste,sconcertata dalla notizia.
Anche a Genova abbiamo voluto manifestare la nostra solidarietà a Luca  richidendone il  rilascio con  un presidio itinerante, iniziato  davanti al Consolato danese,dove è stato appeso uno striscione “Freedom for Luca Tornatore” e proseguendo per il centro storico, dove abbiamo distribuito ai passanti copie della petizione;a firmarla oltre all’Aut Aut 357 ,anche c.s.o.a Zapata, c.s.o.aTerra di Nessuno e Alberto Mazzoni collega e amico di Luca Tornatore.
Nella notte tra il 14 e 15 dicembre, nel corso di una delle ormai putroppo note operazioni svolte dalla polizia danese di “ARRESTO PREVENTIVO” (il cui solo nome già esprime la totale sospensione dello stato di diritto) sono state poste in fermo  210 persone, all’uscita di un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt organizzato dal CJA in preparazione della giornata “Reclaim Power” del 16 dicembre.
Uno dei fermati ,il dottor Luca Tornatore, non è stato rilasciato ma rinviato a processo. L’accusa nei suoi confronti su cui si è basata la convalida dell’arresto è quella di “aver aggredito con lanci e bottiglie” la polizia danese nelle vicinanze di Christiania, questo sulla base del solo verbale redatto dai poliziotti che affermano di essere certi del riconoscimento,in un’udienza in cui si è seguiti da un avvocato d’Ufficio e non è possibile avvalersi di nessuna testimonianza. Continua a leggere l’articolo »

climateLuca Tornatore non è solo un amico fraterno di chi scrive questo appello. Luca è un assegnista di ricerca al Dipartimento di fisica dell’Università di Trieste. E’ uno scienziato, uno di quelli che alla passione e alla voglia di cambiare il mondo uniscono, dunque, una riconosciuta competenza. Questi sono gli ingredienti che lo hanno spinto, assieme a centina di attivisti ambientalisti italiani, a recarsi a Copenhagen. Luca è nella capitale danese per pretendere giustizia climatica, per confrontarsi all’interno del Climate Forum, per capire e per intrecciare relazioni con chi (come noi e lui) pensa che l’emergenza ambientale debba essere affrontata a partire da una democratizzazione delle decisioni e non attraverso la delega a chi l’ha provocata o a chi la sta peggiorando (siano essi vecchi o nuovi attori di rilievo del panorama geo-politico). Continua a leggere l’articolo »

cautionLa domanda, ogni volta, è sempre quella: chi ci “difende”?
Qualcuno ricorda il precedente “scandalo”, scoppiato a febbraio/marzo, che coinvolse la questura genovese (25 poliziotti nei guai: cocaina, bische e festini)? Va ricordato, per inciso, che tutto partì dalle intercettazioni del cellulare di un “torturatore” di Bolzaneto. Bene, evitando ovviamente di fare il minimo collegamento con i crimini polizieschi del G8, il Questore disse, e ripete anche sta volta, quel che la divisa lo obbliga a dire: e cioè che si trattava solo di “poche mele marce” (si dice sempre così!). Epperò, quante mele marce ci stanno su quest’alberello! Che si drogano, pestano, spacciano, stuprano!
Infatti, ci risiamo: la notizia è fresca:

Coca e festini, bufera in questura [tratto da “la Repubblica Genova”, 25 novembre 2009]

Un ricordo va subito a Stefano Cucchi e Aldo Bianzino, uccisi dalle Mele Marce per uso personale di Cannabis. Dolore misto a rabbia, mentre viene da chiedersi: erano forse colpevoli di consumare droghe troppo leggere?

A Milano la vita è cara: 5 arresti per 400 fotocopie gratis. Mandante: Comunione e Liberazione, braccio armato: la Magistratura

[Chi sono i ladri? - approfondimento a cura di lombardia.indymedia.org]
13.11.2009 [tratto da infoaut.org]

preti_basta5 studenti dell’Università statale di Milano (i più vecchi hanno 24 anni!), di cui 4 completamente incensurati sono stati arrestati questa mattina all’alba da un’imponente operazione di carabinieri, polizia (e digos) che ha letteralmente militarizzato l’area di Porta ticinese con un drappello di quasi 100 uomini.
Perquisite le case in cui vivevano alcuni dei ragazzi, poi tratti in arresto. Chi è stato testimone racconta di un dispiegamento di mezzi degno dell’antimafia. 4 si trovano ora ai domiciliari, 1 in carcere a San Vittore.

A lasciare allucinati è la motivazione dell’arresto, soprattutto se paragonato a quanto realmente successo: gli studenti sono stati arrestati per “rapina aggravata”.
Il fatto: un’iniziativa contro il caro-studi dell’Onda alla Statale che aveva fotocopiato 400 pagine, usufruendo delle copiatrici del cusl, articolazione di Comunione e Liberazione nell’ateneo lombardo.

Certo tutti conoscono quanto ampio, capillare e ben infiltrato sia il potere di questa loggia cattolica nella regione e nel suo capoluogo; pochi osavano immaginare però tanta esposizione di forza pubblica.
Sulla responsabilità dei mandanti di questa azione repressiva non ci sono dubbi: testimonianze e  riconoscimenti circa i responsabili del “crimine” li han fatti i giovani ciellini. Ad eseguire l’arresto, come sempre, la ligia magistratura milanese, braccio armato dei conservatori dello status quo, costi quel che costi. Continua a leggere l’articolo »

nopolicedi Davide Brignola *

28 / 10 / 2009

“…se ti vogliono far male loro possono farlo,
è l’abuso del potere che ormai è legalizzato
non sai mai come finisce quando sei in commissariato…”
Aban feat. Jack la furia: Lettera ad uno sbirro

Federico, Aldo, Stefano non sono solo nomi. Forse qualcuno non conosce le loro storie; eppure questi sono i nomi di alcune vittime innocenti, vittime di leggi proibizioniste.

Federico aveva 18 anni, fu fermato da una pattuglia di servizio quella notte del 25 Settembre 2005, dopo qualche minuto arrivò il 118 che lo trovò morto, con le manette ai polsi. Qualcosa o qualcuno ha causato l’arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella notte e non aveva mai fatto male a nessuno.

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ucciso per spinelloLa morte di Stefano Cucchi, ragazzo di 31 anni, è l’ennesimo dimostrazione della deriva di uno stato autoritario in ogni sua azione. E questo ci preme ribadire con forza fin da subito. Perchè 20grammi di fumo non sono prova di reato, ma anche perchè la vita delle merde che hanno stroncato l’esistenza di Stefano non vale un grammo davanti i nostri occhi. L’arresto e le torture, il ricovero e l’allontanmento forzato dalla famiglia in cerca di notizie. La storia surreale che si consuma nella capitale è la cartina di tornasole di un sistema securitario armato per uccidere, per reprimere, per scoraggiare. La sicurezza sbandierata da ogni scranno parlamentare, eccola. La sicurezza di essere pedine in mano ad infami sempre pronti a fare i leoni protetti da ombra, silenzio e cameratismo spicciolo. La loro sicurezza, quella che uccide. Per farci sentire sempre più sicuri. Sicuri, da morire. ACAB

STEFANO VIVE

IL VOSTRO CARCERE, LA VOSTRA SICUREZZA, E’ SOLO UN’ALTRA GIOVANE VITA SPEZZATA

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Ascolta le corrispondenze di Radio Onda Rossa [1 - 2]

Beata IgnoranzaIl ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini ha annunciato che con i fondi recuperati con lo scudo fiscale verrà attuata la riforma dell’università. (EVVIVA!)

“I proventi dello scudo fiscale – ha spiegato la Gelmini – serviranno per tre priorità“,  una di queste è proprio l’università. (Eh si sì,lo scudo fiscale l’han fatto SENZA ALCUN DUBBIO per dare fondi all’università!)
“Stiamo puntando alla riforma dell’università – ha spiegato Gelmini – perchè alla crisi si risponde non solo immettendo più risorse in un sistema che è guasto ma intervenendo sui problemi nevralgici“. (Mmm mmm… chiarissimo..)

Secondo la responsabile del Miur tra fine ottobre e i primi di novembre sarà possibile presentare la riforma dell’università. Questa riforma per Gelmini “punterà sul ricambio generazionale, sull’apertura ai giovani, sull’efficienza, sulla meritocrazia e su un utilizzo oculato delle risorse”. (L’ironia è il loro punto forte!)

Annunciata dalla Gelmini per fine ottobre, domani ne discuterà il Consiglio dei Ministri.
A breve le ultime news.
(Leggi da ASCA)