Questa settimana al cineforum dell’Aut: Invictus, di Clint Eastwood
Sconfitto l’apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall’evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana dagli anni ‘80 bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell’apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore, di solito occupato per tifare la squadra avversaria. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l’ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la maglia di jersey degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. A collaborare con lui a questo progetto di integrazione e pacificazione attraverso lo sport, Francois Pienaar, il capitano della nazionale Sudafricana.
Dalle ore 20.30 mostra fotografica “Copenhagen 7/18.12.2009” a cura di Giorgio Staccioni e Vladia Ghillino, che hanno partecipato nel dicembre scorso alle manifestazioni contro il summit mondiale sui cambiamenti climatici in Danimarca.
Aperitivo musicale con buffet a prezzi popolari.
Dj-set con i resident djs:
Corridoio N.6 (Ci scappa del rock’n'roll!) e Lady Peckinpah (‘70-’80)
Dalle 22.30 si balla con Ganja Farmers (reggae dancehall), di ritorno da Londra promettono dischi nuovi e la solita atmosfera rovente.
Questa settimana al cineforum dell’Aut: Leningrad Cowboys go America
Turbati dal fatto che il loro bassista è rimasto congelato suonando all’aperto durante la notte e dal giudizio di un impresario che li ritiene la peggiore banda musicale della tundra, i Leningrad Cowboys decidono di andare a tentare la fortuna in America. Sfoggiando acconciature bizzarre e con scarpe a punta a forma di gondola, costoro, insieme al loro manager Vladimir e alla bara contenente il corpo congelato del bassista, sbarcano negli Stati Uniti. Rifiutati da un agente di New York ed ingaggiati per una festa nuziale in Messico, dopo aver comprato una fatiscente e smisurata automobile, affrontano l’avventuroso viaggio esibendosi in squallidi locali e cambiando musica ad ogni tappa: country, jazz, rhythm and blues, rock. Continua a leggere l’articolo »
Secondo incontro del seminario di Autoformazione con la partecipazione del prof. Diego Giachetti.
Le contraddizioni di classe, di genere e di generazione esplosero contemporaneamente e si mescolarono fra loro; gli stessi soggetti, i protagonisti, gl’individui, apparvero sulla scena dell’azione sociale con un’identità e un profilo antagonista non riducibile ad uno solo di questi fattori, spingendo alla rivolta, assieme e congiuntamente.
Il sapere, lo sappiamo bene, è sempre di parte. Questo ciclo di autoformazione vuole narrare la nostra storia, quella di alcuni dei movimenti che negli ultimi cinquant’anni hanno provato a costruire un’alternativa a questa società.
Questo è SAPERE PARTIGIANO.
Nell’ottobre 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, Ali La Pointe, uno dei capi della guerriglia algerina, rievoca il passato, l’organizzazione dell’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli scioperi, le delazioni. Ali La Pointe è ucciso, ma tre anni dopo, in dicembre, il popolo algerino scende in piazza, proclamando la propria volontà di indipendenza. Sobria rievocazione di taglio documentaristico sulla base di una solida sceneggiatura di Franco Solinas che, con forte coralità e qualche dilatazione nelle fasi degli attentati, mostra una guerra di popolo, spiegando anche le ragioni del “nemico”, i francesi. Leone d’oro alla Mostra di Venezia, il film ebbe vasta risonanza internazionale, soprattutto sui mercati di lingua inglese, diventando, fra l’altro, un film di studio per le Black Panthers. Musica di E. Morricone e splendido bianconero scope di Marcello Gatti.
11 marzo h 15 Westbanhof Vienna – manifestazione europea contro il “Bologna Process”
Comunicati, approfondimenti, info partenze da tutte le città, corrispondenze e tanto altro nello speciale multimediale a cura della redazione di uniriot.org.
Il prossimo 11 e 12 marzo si terrà, tra Budapest e Vienna, un evento solo apparentemente irrilevante e autoreferenziale: la celebrazione dell’anniversario del Bologna Process, la riforma del sistema universitario stipulata dieci anni fa e progressivamente applicata nei paesi europei e non solo. Tra Budapest e Vienna, i 46 Ministri dell’Istruzione europei si riuniranno per brindare al fallimento ed alla decadenza del sistema formativo europeo. Continua a leggere l’articolo »
Ore 18 aperitivo benefit per la popolazione cilena colpita dal sisma – in collaborazione con associazione Victor Jara
Ore 21 Proiezione del film “L’uomo che fissa le capre”
Bob Wilton è un giornalista pavido e impacciato, abbandonato dalla moglie e a caccia dello scoop della vita. Inviato di guerra in Iraq nel tentativo disperato e maldestro di attirare l’attenzione della fedifraga consorte, Wilton incontra lo stralunato Lyn Cassady, soldato Jedi e monaco guerriero appartenente alla New Earth Army, un’unità sperimentale dell’esercito americano che vuole “combattere” le guerre col flower power. In grado di attraversare i muri e di fermare con lo sguardo il cuore di una capra, abili nel leggere nel pensiero del nemico e nel dissolvere le nuvole nel cielo, l’esercito hippy, fondato dallo stupefacente Bill Django, accoglie tra le sue fila il giornalista, iniziandolo al lato nobile della Forza. Tra rapimenti, vagheggiamenti e dosi massicce di LSD, Bob Wilton scriverà il suo articolo e ristabilirà l’equilibrio nella Forza.
Concentramento del corteo alle ore 18 in Piazza della Commenda di Prè.
Costruiamo una giornata di opposizione alla Bossi-Fini, al Pacchetto sicurezza, contro lo sfruttamento e la discriminazione.
Dai flussi migratori al lavoro, dalla scuola al sociale, le scelte del governo sull’immigrazione sono sempre più caratterizzate dalla propaganda che alimenta razzismo e xenofobia.
La crisi diventa l’alibi per sbandierare politiche del sacrificio a scapito dei giovani studenti, dei precari, dei migranti e delle nuove figure di un martellante scenario di povertà. La crisi è il mezzo per disegnare la nuova geografia dell’esclusione, per imporre espulsioni, deportazioni e controllo della forza lavoro e per fare della perdita del lavoro un reato: il reato di clandestinità.