Primo marzo 365 giorni all’anno
Quando abbiamo iniziato a lavorare sul corteo del primo marzo l’abbiamo fatto convinti che non dovesse essere che l’inizio di un percorso che ci portasse ad aprirci maggiormente al quartiere, un modo per parlare con la moltitudine migrante che quotidianamente vive il centro storico e che potesse far nascere un Aut Aut più meticcio.
Abbiamo così deciso di collaborare con il comitato, composto da molte realtà, diverse tra loro per intenti politici, teorie, prassi e non ultimo nazionalità. Pensiamo di aver contribuito, assieme agli altri spazi sociali che vi hanno lavorato, a spostare gli equilibri interni al comitato, dando sempre più protagonismo alla componente migrante e oscurando le forze politiche, sindacati e partiti, che vedevano in questa data nient’altro che un grosso spot elettorale.
Il risultato delle ultime due settimane di volantinaggi è stato un corteo di quasi 10mila persone, senza bandiere di partito o sindacato, nel quale il protagonismo dei migranti è stato lampante. Un corteo colorato, meticcio e determinato, che ha rifiutato il cappello politico della giunta di centro sinistra, fischiando sonoramente la sindaco Vincenzi quando ha provato ad affacciarsi dal municipio di Palazzo Tursi.
Un corteo al quale abbiamo partecipato, dietro lo striscione “Lo sfruttamento non ha colore. La dignità è nella rivolta”, indossando le maschere bianche degli invisibili, a voler simboleggiare la condizione comune di migranti e non: l’essere tutti ugualmente sfruttati all’interno del mondo del lavoro e tutti nella condizione di dover e voler lottare per un presente degno, la propria felicità e un futuro migliore.
Un corteo, però, che non può rimanere un evento isolato, ma deve, piuttosto, essere l’inizio di un agire politico quotidiano per la conquista di diritti comuni per migranti e non.

Leggi la cronaca del corteo su globalproject e il commento di Sandro Mezzadra.
Le foto sono di Vladia Ghillino





marzo 5th, 2010 at 05:20
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